un errore accorpare l'IST al San Martino.
Nel mese di settembre i lavoratori dell' IST, istituto pubblico di ricerca sul cancro di Genova, hanno provato in tutti i modi a far capire alla giunta Burlando quanto fosse sbagliata la deliberazione del 4 agosto sull'accorpamento dell'Istituto all'azienda ospedaliera e universitaria del San Martino di Genova. Tutti i lavoratori, nessuno escluso: medici, infermieri, ricercatori, operatori sociosanitari , l'intero Istituto, tutte le organizzazioni sindacali di categoria (fatta eccezione per i livelli regionali e purtroppo in particolare la CGIL), hanno manifestato preoccupazione per le sorti della ricerca e anche dei moltissimi lavoratori precari del settore, vedendo dietro questa manovra la possibile perdita di istituto di ricerca e il conseguente ingresso di privati (Don Verzè o Veronesi) quali salvatori della missione del''istituto.
Questa preoccupazione era una tra le altre, quando scrissi in questo sito che non avrei votato quella direttiva. Pochi giorni fa sul sole 24ore sanità è stato pubblicato un sunto del rapporto sugli Istituti di ricerca (Irccs) in cui risulta evidente una profonda spaccatura tra il nord e il sud del paese, con il nord che praticamente monopolizza l'intera ricerca e come tra le 43 Irccs, l'Istituto di ricerca sul cancro di Genova sia di buon livello, piazzandosi al 14° posto.
L'indice di valutazione è il cosiddetto "impact factor" che classifica tra il buono e il cattivo la soglia di 500. Il primo è l'Istituto san Raffaele di Milano (privato) con 3423 punti, mentre appunto l'IST di Genova è quattordicesimo con 810 punti . Solo 7 istituti superano i 1000 punti e tra i primi 17, unici con più di 500 punti, 10 sono pubblici tra cui l'IST.
Ma se si osservano i dati nel dettaglio vediamo come l'Ist, in fondo abbia fatto miracoli per avere quella classificazione nel 2009, visto che nel giro di 3 anni i suoi fondi correnti per la ricerca sono stati: 12.451.725 nel 2007; 11.285.205 nel 2008 e con i tagli del governo Berlusconi , solo 7.851.913 nel 2009 . Eppure con questi pesantissimi tagli, nel 2009 sono state realizzate 218 pubblicazioni, presentati 7 progetti di cui solo due messi a finanziamento. Una buona quantità e qualità di ricerca, frutto dell'impegno e delle capacità professionali di una struttura che ancora oggi, si regge in buona parte anche grazie al lavoro precario di molti ottimi cervelli.
La fusione può mettere a rischio questo patrimonio, che non è solo fatto di risultati nella ricerca, ma è fondamentale per la cura dei pazienti liguri e non solo. In anzi tutto gli Irccs sono regolati da una norma nazionale e prendono finanziamenti autonomi, oltre al fondo sanitario nazionale, accorparlo ad una azienda ospedaliera e universitaria, ne cambia la natura e mette a rischio la sua natura giuridica di Irccs, privandola di quei pochi fondi disponibili che pure hanno dato ottimi risultati. Si dice che si farà una norma specifica regionale. Ma giuridicamente una norma regionale non può modificare la legge nazionale, che impone autonomia di "organi" e bilanci specifici. Inoltre, già sono anomale e con mille problemi le cogestioni ospedali-università, figuriamoci se si aggiungono altre condizioni che comportano disciplinari e fondi autonomi sganciati dalla unità gestionale complessiva.
Sul versante clinico, poi il sistema della ricerca non può essere assorbito, nel contenitore complessivo delle prestazioni erogate, vista la propria natura specifica e le modalità appese a lunghi protocolli e sperimentazioni. Oggettivamente non si capisce quale possa essere il risparmio, a meno che il processo avviato, sia funzionale a far uscire l'istituto dal circuito pubblico per entrare nella spirale pericolosa di fondazioni e finanziamenti privati.
Le preoccupazioni dei lavoratori sono le nostre, le lotte dei lavoratori vedranno il nostro pieno sostegno. L'iter per la nuova legge in Consiglio Regionale è appena iniziato, aiutiamo l'ST a restare una Irccs autonoma, efficace, pubblica e al servizio della popolazione.
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