Privatizzare gli affitti popolari : nuova frontiera dell'indecenza

Istantanea_2010-02-10_15-03-36Sul sole 24ore del Nord Ovest, è apparso un articoletto che ci spiega come stia per partire un nuovo business sulla pelle dei più deboli. L'idea geniale parte dal 'social housing', ossia quella parte di edilizia popolare che dovrebbe garantire recuperi o costruzioni di alloggi da dare esclusivamente in affitto a canoni moderati e concordati. La Spim, società a maggioranza del Comune di Genova che gestisce il patrimonio immobiliare, ha escogitato  il modo di realizzare gli appartamenti da dare in affitto, utilizzando i due milioni dati dalla Regione Liguria allo scopo, integrandoli con investimenti privati, i quali incasseranno i canoni concordati per 15 anni e poi saranno liberi di aumentare.

La Spim vorrebbe realizzare 1300 alloggi, vendendo il 47% dell'intero patrimonio, che stando a quello che dichiarano non sarebbe ad uso abitativo, integrato da supporto privato con le modalità di cui parlavo prima.

L'ennesima indecenza ai danni dei più deboli. Si da il caso che oggi molti degli sfratti esecutivi sono per morosità, non perchè ci siano solo furbi, ma perchè è assodato che oramai non si arriva alla terza settimana e quindi l'affitto finisce sempre più spesso nelle cene di sopravvivenza. Gli stessi alloggi ad affitto popolare del patrimonio pubblico sono sempre più in stato di insolvenza accumulando, nelle società di gestione, debiti ingenti. Con questo scenario, che si prevede persino in peggioramento, cosa pensano questi geni ?

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Diamo gli affitti calmierati per 15 anni e poi liberi tutti. Non mi stupisce che una massa di affaristi e incompetenti  possa pensare cose inaudite come questa, la cosa che è insopportabile è che una operazione di questo tipo la si faccia con l'assenso di una giunta (Vincenzi) che se la tira "di sinistra" e agisce come un qualunque liberista di centrodestra. Nella prossima legislatura regionale che partirà in aprile prossimo, occorrerà trovare una soluzione legislativa che impedisca agli affaristi senza scrupoli di giocare a "monopoli"   sulla pelle reale dei soggetti sociali più deboli.

 

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