Nuovo San Martino, no a speculazioni.
Nell’agosto del 2007 quando abbiamo fatto il piano della rete ospedaliera c’era la consapevolezza della necessità di ammodernare la rete potenziando le specialità e riducendo i doppioni di dipartimenti e primariati. L’idea di costruire nuovi ospedali sta dentro un’ottica di efficentamento e necessita di forti investimenti. Ma dal 2007 ad oggi le risorse disponibili anziché aumentare sono diminuite per effetto dei tagli al sistema sanitario nazionale perpetrati dal governo Berlusconi e per la drastica riduzione di finanziamenti sull’edilizia sanitaria, per cui progetti di questa portata devono sostanzialmente trovare risorse nell’ambito delle disponibilità regionali.
L’ospedale San Martino, che necessita di un ammodernamento importante, ha messo allo studio un progetto che comprende un nuovo padiglione servizi, una struttura che accorpa l’intera medicina e un padiglione per laboratorio di analisi e centro trasfusionale.
Stando a quanto dichiarato dalla Direzione Generale dell’Ospedale sarebbero necessari tra i 160 e 200 milioni di euro. Come già detto più volte in passato l’ammodernamento in progetto non è del tutto indispensabile e il rischio che si tratti di una forte iniziativa di carattere immobiliare e sanitario è molto forte e da noi totalmente avversato.
Il nuovo padiglione dei servizi, ad esempio, verrebbe autofinanziato – o quasi – attraverso l’appalto della sterilizzazione chirurgica e medica, ossia costruito da chi vince l’appalto e avrà in gestione per lunghi anni la struttura e la sterilizzazione.
Tale processo è inaccettabile, perché privatizza definitivamente un servizio medico fondamentale che dovrebbe invece tornare alla gestione interna.
Già troppi sono stati i guasti dell’appalto della sterilizzazione affidato all’esterno: basterebbe ricordare i disservizi prodotti dalla mancata consegna nei tempi stabiliti degli apparecchi medici e chirurgici sterilizzati, che hanno portato persino a rinviare interventi chirurgici già programmati.
Il sistema della progettazione e dell’esecuzione affidato all’esterno - per sopperire alla mancanza di fondi pubblici - è disastroso e mette a serio rischio la tenuta dell’intera struttura sanitaria pubblica.
I padiglioni nuovi di medicina e del centro trasfusionale verrebbero poi sovvenzionati attraverso la dismissione di parti importanti delle strutture sanitarie - a partire dal Maragliano. Anche in questo caso siamo di fronte ad una iniziativa folle: prima di tutto perché attualmente al Maragliano sono in funzione i servizi di pneumologia medico chirurgica e universitaria, nonché il Centro di riabilitazione post-acuto delle patologie correlate. Strutture rinnovate con una forte spesa sanitaria poco più che un anno fa e la cui dismissione sarebbe un danno economico ed una incomprensibile strategia sanitaria. Inoltre, la dismissione del Maragliano aprirebbe la strada alla speculazione edilizia esterna della collina retrostante e ad un nuovo scempio territoriale.
L’ammodernamento delle strutture dell’ospedale San Martino può e deve avvenire potenziando strutture esistenti e limitando fortemente nuove edificazioni. I costi possono essere assai più bassi limitandoli agli adeguamenti necessari, evitando di regalare strutture sanitarie alla speculazione, distruggendo reparti appena ristrutturati. Il progetto deve essere profondamente ripensato e ancorato alle risorse pubbliche, senza dismettere il patrimonio esistente, che, al contrario, può essere utilizzato nei progetti di adeguamento.
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